Il consenso informato: un diritto per i pazienti e un dovere per i medici.

  • 0

Il consenso informato: un diritto per i pazienti e un dovere per i medici.

” Al centro dell’attività medico- chirurgica si colloca il principio del consenso, il quale esprime una scelta di valori nel concepire il rapporto fra medico e paziente, nel senso che detto rapporto appare fondato prima sui diritti del paziente che sui doveri del medico: sicché sono da ritenersi illegittimi i trattamenti sanitari extraconsensuali, non sussistendo il dovere di curarsi”
(in Santuosso A. “Il Consenso Informato” )

 

Cos’è il consenso informato

Ogni volta che ci rechiamo in un ambiente medico per sottoporci ad accertamenti, esami ematologici o a interventi chirurgici, ormai siamo tenuti a doverci cimentare nella compilazione di quel foglio così chiamato “consenso informato”. Spesso ci viene consegnato poco prima dell’esame dalla segretaria addetta alla “reception” o da qualche “addetto”, raramente dal medico che eseguirà l’esame. E’ un foglio che spesso si aggiunge a molte altre scartoffie che ci troviamo a dover gestire; generalmente non lo accogliamo volentieri perché ingombra, rallenta il nostro operare e ci obbliga a confrontarci con quello che ci aspetta, magari spaventandoci sui rischi potenziali a cui potremmo andare incontro.

 

cos'è il consenso informato

In realtà quel foglio è un documento importante, che riporta informazioni che meriterebbero il distillato delle nostre migliori capacità attentive e rappresenta una sorta di trattativa che intessiamo con il medico e la struttura in cui ci troviamo per curarci. Esso è uno dei prodotti derivati dal cambiamento della prospettiva della cura medica; negli ultimi anni la medicina ha voluto superare la visione del medico che si approccia la paziente in maniera paternalistica, per riformulare il rapporto con il paziente in un’ottica di alleanza fra le parti.
Il consenso informato è solitamente considerato oggetto di studio e d’interesse della Giurisprudenza e della Bioetica. In Italia fino ad epoche recenti la posizione dei giuristi in materia di consenso informato tendeva a negare la necessità di tale documento, giustificando comunque l’intervento medico quale causa di necessità o come legittimità dell’intervento medico. Ma da tempo vi sono dei segni evidenti di cambiamento, visto che vi è un forte aumento delle denunce di “malpractice” da parte dei pazienti sui medici e che più del 50% sia a causa di una inadeguata informazione sui rischi e le conseguenze di interventi operatori ed esami invasivi. Da questa posizione risultava totalmente a discrezione del medico l’opportunità o meno del trattamento clinico.

 

Il consenso è atto complesso che tocca e coinvolge varie dimensioni esistenziali dell’individuo

Il 28 Marzo 1990 per la prima volta in Italia viene istituito il Comitato Nazionale per la Bioetica. Esso si profila come un organismo multidisciplinare composto da medici, scienziati, giuristi, filosofi e medici legali. Già questo ci induce a riflettere su come l’argomento del consenso si profili non come una mera trasmissione di informazione, ma come un atto complesso che tocca e coinvolge varie dimensioni esistenziali dell’individuo.
Nel Giugno dello stesso anno all’interno del “Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS” si stabilisce che nessuno può essere sottoposto ad esame sierologico ed accertamenti diagnostici diretti o indiretti attestanti la positività all’HIV senza il consenso del diretto interessato e che la comunicazione dei risultati debbano essere consegnati direttamente allo stesso. (art.5 , legge n.135, 5 Giugno 1990)
Questa legge sarà l’ “incipit” per il diritto al “Consenso esplicito” a qualunque atto medico, in linea con quanto riportato nell’ art. n.1 della legge 180, detta Legge Basaglia, in cui si attesta che “Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari”.
Nel 1991 fu riconosciuto l’obbligo del consenso informato prima di sottoporre un paziente a trasfusione di emoderivati, in quanto ritenuta pratica medica rischiosa (art. 19 dlg. 15 Gennaio 1991).
Nel 1992 il Comitato Nazionale per la Bioetica redasse il documento “Informazione e consenso all’atto medico” in cui si esplicitavano le regole giuridiche che devono caratterizzare la relazione medico-paziente.

 

I requisiti del consenso informato

In Italia al momento non esistono leggi che stabiliscano con chiarezza quali siano le informazioni che debbano essere riportate all’interno di un consenso informato, ma si usa riferirsi a delle linee guida, ormai diffuse in tutto il mondo occidentale, chiamate “Good Clinical Practice”.
Il decreto ministeriale del 27 Aprile 1992 introduce in Italia le norme europee in materia di “Good Clinical Practice”, che stabiliscono un apparato di prescrizioni necessarie da seguire in campo medico sia sul piano scientifico che clinico. In tale ambito si parla anche di consenso informato e sono fornite delle linee guida riguardanti la validità effettiva ed il contenuto. Le “Good medical practice” pretendono che all’interno di un consenso informato siano specificate le seguenti informazioni relative ad ogni atto medico: scopi, benefici attesi, rischi e trattamenti di confronto, inconvenienti e disagi, terapie alternative
Il consenso deve inoltre essere espresso da un individuo capace d’intendere e di volere;

consenso informato modulo

il consenso da parte del paziente deve essere esplicito, personale, specifico e consapevole.
Se il soggetto è in una situazione di temporanea incapacità d’intendere, per il principio del “consenso esplicito” il medico non potrà procedere.
Il consenso e la preventiva informazione devono essere dati e ricevuti dal paziente personalmente. E’ del tutto irrilevante sul piano giuridico il consenso dei familiari.
Il medico ha il dovere di accertare che la volontà del paziente, specie se si tratta di un rifiuto al trattamento, sia frutto di una convinzione personale del paziente e non un condizionamento da parte di terzi.

Il consenso consapevole non può essere esente da un’adeguata informazione.

 

Il modulo di consenso informato: come deve essere?

La redazione di un consenso informato avviene solitamente previa approvazione da parte del Comitato Etico di competenza. Vi sono diversi “stili” di compilazione che possono essere racchiusi nei seguenti tre: 1) Enciclopedico: particolarmente dettagliato in tutte le sue parti e usato quasi esclusivamente nel campo delle sperimentazioni, come ad esempio quelle relative ad un farmaco prima che possa essere messo in commercio.
2) Sintetico: è quello più agile ed esaustivo allo stesso tempo; un uno spazio di poco più di una pagina riporta tutte le informazioni di cui sopra, spesso suddivise per punti. E’ efficace perché il paziente ha modo di leggere “nero su bianco” le informazioni inerenti l’atto medico ed eventualmente rivederlo in un secondo momento; 3) Attestato: è quello meno esaustivo e che dà maggior adito a fraintendimenti, poiché non riporta informazioni relative all’atto medico, ma richiede l’attestazione da parte del medico e del paziente che vi sia stato un colloquio informativo a riguardo in cui si siano trattati tutti i temi riportati nelle “Good Clinical Practice”, che spesso è noto che non venga fatto o che non risulti esaustivo.

Di seguito un esempio di “attestato”:

Consenso informato ad indagine e/o trattamento endoscopico[1]
Io sottoscritto__________________________________________________________

Acconsento a sottopormi all’esame endoscopico di seguito specificato____________________, la natura e gli scopi del quale mi sono stati spiegati dal Dott. ______________ . Acconsento inoltre a sottopormi ad eventuali misure terapeutiche che si rendessero necessarie nel corso dell’indagine.
Dichiaro di essere stato informato sul tipo di esame e/o trattamento da effettuare, sui rischi immediati e futuri e sui vantaggi ad esso connessi, nonché sui rischi egli svantaggi derivanti dalla mancata esecuzione dell’indagine.
Alle domande da me poste è stato risposto dal Dott. ___________ in modo comprensibile e sufficiente.

FIRMA DEL PAZIENTE

_____________________

Confermo di aver spiegato al paziente la natura e gli scopi dell’esame e/o del trattamento sopra indicati.

Firma del medico prescrittore Firma del medico Endoscopista

Esempio di modulo “sintetico”

Io sottoscritto______________nato a ______________il____/____/_____
Residente a ______________ Via____________________________
Dichiaro di essere stato informato dal Dott.______________________
della mia personale situazione clinica che può richiedere terapia infusionale;
degli effetti benefici e rischi che essa comporta;
delle eventuali alternative (autotrasfusione ed emodiluizione) possibili in chirurgia elettiva e, comparativamente, dei loro vantaggi ed indicazioni;
delle conseguenze che possono derivarmi dal rifiuto della trasfusione;
della necessità che, nel mio interesse, io segnali preventivamente malattie; interventi subiti; terapie pregresse o in corso; eventuali precedenti trasfusioni, reazioni post-trasfusionali, manifestazioni tossiche od allergiche;
che la trasfusione di sangue ed emoderivati rappresenta una terapia non esente da rischi sia dal punto di vista della trasmissione di malattie infettive (epatite, AIDS, …) che da quello immunologico;
che tutte le indagini prescritte dalla legge sono state eseguite sul donatore per rendere la terapia il più possibile sicura e che i medici curanti praticheranno questa terapia solo in caso di stretta ed assoluta necessità ed indicazione.

Acconsento/Rifiuto volontariamente all’esecuzione della terapia trasfusionale

Torino,___/___/____ora___ In fede___________

DICHIARAZIONE DEL MEDICO CHE HA RACCOLTO IL CONSENSO O RIFIUTO

Io sottoscritto_____________________ confermo ed attesto, in modo contestuale alla sottoscrizione del Sig. ___________________ che lo stesso, a mio avviso, ha interamente compreso tutto quanto sopra esposto, punto per punto.

Torino,___/___/___ora___ In fede___________

P.S. : in caso di rifiuto, si consiglia di esplicitare chiaramente, in forma scritta, i rischi della mancata terapia trasfusionale nella specifica situazione clinica del paziente e di richiedere ulteriore conferma del consenso/rifiuto.

 

Il consenso informato come oggetto di studio della psicologia

Il consenso informato è da considerarsi come oggetto di studio della Psicologia e in particolare della Psicologia della Salute, in quanto sii occupa del paziente e delle relazioni inerenti la sua salute. In letteratura non esistono molti studi a riguardo, ma si evidenzia sempre più la necessità di capire quali siano le variabili che interferiscono sulla lettura, la comprensione e la memorizzazione dei contenuti del consenso informato e delle pratiche che circostanziano questo momento dell’atto medico, tanto importante e allo stesso tempo tanto trascurato da medici e pazienti. Si aggiunge inoltre che la mal informazione sia una delle componenti che sta alla base delle denunce per malasanità e che ha generato alla cosiddetta “Medicina Difensiva”, quella attuata dai medici non tanto e solo per curare i pazienti, ma per tutelarsi dalle denunce da parte dei pazienti.
La poca letteratura in materia evidenzia che la compilazione del consenso e la sua lettura, completa o parziale, attenta o distratta, come la comprensione e la ritenzione a livello mnemonico possono essere fortemente influenzati dalle opinioni, dalle credenze e dagli atteggiamenti che il soggetto in questione può avere; sono altresì possibili influenze dettate dall’età, dal livello di scolarizzazione, dallo stato umorale del momento, dal vissuto di malattia, dal rapporto con il medico, dalla sua partecipazione più o meno attiva alla cura e dalle influenze ambientali. Altre variabili che possono influenzare la lettura e la comprensione del consenso informato sono: la percezione del proprio stato di salute fisica e la tendenza o meno ad affidarsi al “fato”, cioè a considerare il successo o l’insuccesso di un atto medico o di una cura non tanto legato al proprio operato , ma da agenti “altri” su cui non sia possibile intervenire.
Varrebbe dunque la pena che il mondo delle scienze mediche e quello legislativo tenessero conto di quanto sopra esposto per poter avere una giusta e comprovata corrispondenza attiva da parte del paziente durante l’atto medico e adoperarsi al meglio per facilitare una partecipazione veramente “attiva” del paziente nel processo di cura.


PRENOTA UNA VISITA:

Elena Campanini - miodottore.it

Dr.ssa Elena Campanini

psicologa-monza

Dove sono

3472314300
Solo su appuntamento

PUBBLICAZIONI

psicologia dello sport monza